Pettine decorativo ad immagine antropomorfa. Originale in bronzo fuso in matrice.
Il pettine, insieme a molti altri manufatti in bronzo (armi, utensili, ornamenti personali, ecc.), è stato trovato sul fondale del lago di Viverone, era uno dei oggetti usati dai nostri antenati che vivevano sulle palafitte. Questo oggetto del XV-XIII a.c. ha una particolare conformazione che suggerisce la forma umana.

Realizzazione del prototipo in argilla

Terminato il prototipo in argilla bisogna ottenere un calco in gomma vulcanica o gomma da scultore.
Realizzata la camera di contenimento si cola la gomma sul prototipo.
L’oggetto in questione è piuttosto semplice e privo di sottosquadri.


Solidificata la gomma, deve essere ripulita con delicatezza per rimuovere il prototipo in argilla.

A questo punto bisogna lavare e sgrassare lo stampo in gomma e se è il caso, ritoccarlo.
Terminato il lavaggio, si cola all’interno del negativo in gomma la resina bicomponente. Tale resina ha un’ottima resistenza al calore e alla pressione utili per ottenere il calco nella gomma da fonderia per lo zamac.

Con attenzione bisogna eliminare le bolle d’aria che si potrebbero creare durante la colata della resina e con l’ausilio di uno stecchino rimestare il liquido. Dopo circa trenta minuti la resina si indurisce.

Ottenuto il prototipo in resina, si passa al lavoro manuale dei ritocchi.
Con delle frese si riprendono i particolari del monile che nel passaggio tra l’argilla e la resina si erano persi.

Con l’aiuto di lenti d’ingrandimento si procede artigianalmente alla pulizia e ai ritocchi.

Terminato l’antico pendaglio lo si porta in fonderia per ottenere il calco e la produzione seriale.

Dapprima, con un plotter, incidiamo la dicitura “Torino Museo d’Antichità” sul retro del pettinino.
Dopodiché inseriamo il prototipo in una forma in gomma a conchiglia, la quale verrà cotta a 120 gradi e sottoposta ad una pressione di 80 bar. Ottenuto il negativo del monile, il suo calco viene lavorato incidendo il foro d’ingresso e i canali di passaggio del metallo.



Inserita la gomma nella centrifuga del forno, si procede alla fusione dello zamac. Questa lega è composta da Zinco, Alluminio, Magnesio e Rame. I lingotti di metallo, piuttosto pesanti, vengono inseriti nel bocchettone del forno. Il metallo liquido scende velocemente all’interno della gomma a conchiglia che gira su di una centrifuga.

In pochi minuti, sotto l’aria dei ventilatori, lo stampo si raffredda. Estratta la gomma dalla centrifuga, con l’aiuto di una pinza viene aperta la conchiglia ed estratta la fusione.

Lo scarto può essere riutilizzato più volte prima che si impoverisca.

Ottenuto il ciondolo in zana bisogna ripulirlo togliendo così possibili sbavature e residui.
Successivamente i monili vanno burattati, una sorta di “lavatura” del prodotto ed infine spediti per la galvanica.
La galvanica un processo elettrochimico grazie al quale si deposita sull’opera uno strato sottile di un metallo modificandone le proprietà di superficie.
Con questa tecnica possiamo ottenere delle finiture tinta bronzo, argento oppure rame.

Finalmente il nostro pettine di Viverone è terminato.
Dopo anni di vendita al pubblico ho constatato che il ciondolo color argento è sempre stato il più apprezzato seppure l’originale conservato al Museo di Antichità è in bronzo.
Il lavoro di packaging è piuttosto lungo e non deve incidere sul prezzo del prodotto, La modalità di confezione e di presentazione deve essere studiato in funzione della vendita.
Il lavoro di merchandising museale è molto complesso e comprende la creazione del gadget dalla A alla Z.
Il biglietto che accompagna il prodotto viene realizzato in più lingue, stampato fronte/retro e mono colore.
La busta, economica, è semi trasparente per poter riconoscere il prodotto e facilitare gli addetti alla vendita.