Culto alle piante
Quando ebbi l’opportunità di leggere uno stralcio dei Sermoni scritti dal vescovo San Massimo di Torino, fui folgorato dall’annotazione “…et arbres, et fontes et saxorum veneratio…”. Nello stesso periodo restaurai il pilone della Madòna dij scufiòt. Infatti la madonna lignea a cui vengono inchiodati gli indumenti dei neonati, fu da sprone nella raccolta di testimonianze riguardanti la religiosità popolare. Si tratta di credenze e pratiche segrete o pubbliche, le quali in molti casi vengono ritenute utili quanto i riti cattolici. Questi atti sono in relazione non solo con le necessità della persona, coi suoi amori, coi suoi odi, con le sue fortune e disgrazie, ma anche con il suo ambiente, con gli edifici, con gli animali domestici e con le operazioni agricole.
Madonna della Quercia presso Prato Sesia, Novara.
Madòna dël bel Fò, Oncino Valle Po.
Madòna dl’Orm, Santuario della Madonna dell’Olmo, Cuneo
Aspidium Filix-as, tratto da “Phytoalimurgia Pedemontana” di O. Mattiroli, 1918
Croce di Santa Brigida, amuleto realizzato con rami di nocciolo e paglia.
L’adorazione alle piante e il confezionamento di amuleti e talismani con elementi naturali è solamente una parte del vasto mondo della religiosità popolare. Gli atti rituali nei confronti degli alberi fanno supporre che essi siano considerati come dotati di una personalità oppure in essi ci sia la trascendenza del divino. La loro trasposizione cultuale mariana è un passaggio successivo di cui abbiamo un vasto repertorio: Madòna dl’Orm (Madonna dell Olmo, Cuneo), Madòna dël Bel Fò (Madonna del Bel Faggio, Valle Po) e molte altre ancora.
Pianta della Trapa Natans, in piemontese Galarin, italiano Castagna d’Acqua.
Iscrizione bilingue latino/celtico, trovata nel letto del fiume Sesia, Vercelli. La stele del I secolo a.C. demarcava il limitare del bosco sacro interdetto agli uomini e agli dei.
Locandina degli incontri tenuti presso la Facoltà di Erboristeria dell’Università di Torino.
Alcuni alberi, frutti, fiori o semi sono oggetto di una considerazione particolare legata alla loro specie; essi sono posti in relazione ad un potere o ad antiche leggende. Come esempio si potrebbe riportare la citazione del Des Ambrois in “Notice sur Bardonèche”, il quale cita l’usanza piemontese di raccogliere i fiori o i semi della felce nella notte di San Giovanni guadagnandosi così il potere di diventare invisibili quando si voglia. Tale raccolta doveva essere fatta all’insaputa dell’ “Òm Verd” o “Pianton”, personaggio mitologico alto fino a quattro metri dalle fattezze umane ma interamente ricoperto di elementi naturali, custode del mondo vegetale.
La ricerca sul campo intervistando anziani ed investigando negli archivi, mi spinse ad analizzare nello specifico questo culto ancora molto vivo in Piemonte.
Collaborando con la Dott.ssa Colombo, docente del Corso di Erboristeria dell’Università di Torino, ho avuto modo di tenere alcune lezioni agli studenti sui culti ed amuleti.